Alcuni links utili:

Il massacro di My Lai

La campagna
di commemorazione di My Lai


Story of the My Lai Massacre
by Lisa Grant

Army Captain Says US
Forgets Lessons of My Lai


Specialized Bibliography:
The My Lai / Son My
Massacre and Its Aftermath


My Lai Oral History Video

When War Becomes A Crime: The Case of My Lai

16 marzo 1968, My Lai, Vietnam

Giusto trent'anni fa. Alle sette e mezza di mattina la compagnia Charlie della 11esima brigata americana irrompe nel villaggio di My Lay, nel distretto sud-vietnamita di Son My. Lì nella zona dovrebbero trovarsi molti guerriglieri Vietcong. In realtà, di Vietcong nemmeno l'ombra. «Questo è quello che aspettavate - dice il comandante ai suoi soldati - una missione 'cerca e distruggi'».

Il reparto è guidato da un tenente che ha poco più di 24 anni: William L. Calley. E' uscito dalla scuola per ufficiali di Fort Benning, in Georgia e si trova in Vietnam da soli tre mesi, ma ha già due decorazioni.

Calley esegue alla perfezione l'ordine del suo diretto superiore, il capitano Ernest Medina: «Neutralizzare il nemico uccidendo tutti». Anzi è proprio lui ad aprire il fuoco per primo, dicendo ai suoi uomini di «togliere chiunque di mezzo». Una sosta alle 11 e poi riprendono le operazioni: 347 civili, per lo più donne, bambini e anziani, massacrati.

Uno dei soldati dirà più tardi: «Avevo una sensazione di potenza. Di distruzione... Nel Vietnam ti rendevi conto che potevi violentare una donna e nessuno poteva dirti niente».

Passerà del tempo prima che la strage di My Lai divenga nota: finalmente, nel giugno del '69, Calley viene rimandato negli Stati Uniti e inquisito per crimini che comportano la condanna a morte o la detenzione a vita. Il 29 marzo del 1972 è condannato all'ergastolo. Il presidente Nixon abbrevierà a vent'anni la sua reclusione, che però ha fine nel '74, quando Calley esce di galera e si dà agli affari in campo assicurativo. Medina se la cavò invece con le dimissioni.

Tutto merito di un ex GI, Ronald Ridenhour, che ne aveva sentito parlare dai colleghi e che allora scrisse una lettera all'esercito e ad alcuni parlamentari. Da lì prese anche le mosse l'inchiesta giornalistica di Seymour Hersh; vincerà per questo il premio Pulitzer. La cosa più difficile, in questo come in altri casi, fu rompere le omertà e le coperture che soldati e ufficiali si davano reciprocamente.

A sua volta Calley, durante il processo, pubblica un libro, "Il tenente Calley", con l'aiuto del giornalista John Sack. E' la sua storia e la sua tesi difensiva: anmmette la strage, cerca di difendersi, narrando a sua volta altre atrocità di cui fu testimone, ma sostiene di avere semplicemente eseguito gli ordini di Medina. Risulterà tuttavia evidente una sua responsabilità individuale, ben aldilà degli ordini ricevuti.


il tenente Calley

Per molti americani fu un trauma, ma non per il generale Samuel Koster, che comandava ala Divisione America e che a quel tempo era anche il sovrintendente dell'Accademia di West Point. Alla fine Koster si dimise, ma tenne un memorabile discorso ai suoi cadetti: «Non lasciate che i bastardi vi stritolino». Applaudirono i giovani e uno di loro commenterà: «Una carriera così meravigliosa, e rovinata per colpa dei media».

Ma non erano tutti così i soldati americani: tre di loro, in quello stesso giorno si comportarono ben diversamente. E' la storia di tre soldati che a quel massacro cercarono di opporsi. Tre eroi dimenticati, che adesso, marzo 1998, ricevono una medaglia al valore per quello che fecero quella mattina del 16 marzo 1968. Hugh Thompson, allora ventiquattrenne pilota d'elicottero, stava sorvolando My Lai con due compagni, Lawrence Colburn e Glenn Andreotta (quest'ultimo morirà tre settimane dopo, cadendo al suolo col suo velivolo). Quello che vedono è un ufficiale che calpesta il corpo di una giovane donna accasciata a terra e la uccide con un colpo alla nuca; e ancora: corpi di bambini vietnamiti, donne e anziani ammassati in una fossa. Thompson atterra e non riesce a darsi una spiegazione per quello che sta succedendo.

Quando vede i soldati della propria compagnia avanzare verso una baracca dove stanno, immobili e impauriti, un'anziana donna, un neonato e un bambino, decide di ordinare a Colburn di proteggere i civili anche a costo di fare fuoco sugli americani. I tre riescono a portare in salvo una dozzina di persone. Andreotta recupera un bambino di due anni ancora aggrappato al corpo della madre morta. Dopo My Lai, Thompson riceve la croce al valor militare e Colburn le stelle di bronzo, ma Thompson sostiene che fu solo per tenerli buoni. Infatti il loro gesto venne messo a tacere, un po' per dimenticare quell'infamia commessa dall'esercito e un po' perché comunque i tre si misero contro la loro bandiera.


Thompson e Colburn

Oggi Thompson e Colburn sono stati decorati pubblicamente, al Vietnam Veterans Memorial, a Washington. E' successo venerdì 6 marzo, trent'anni dopo. Quasi nessuno conosceva il loro gesto fino a quando, dieci anni fa, David Egan, professore alla Clemson University, vide un documentario alla BBC su My Lai, in cui si intervistava Thompson, e da allora iniziò una sua campagna personale perché Thompson, Colburn e Andreotta avessero un qualche riconoscimento ufficiale.

Nel trentesimo anniversario del massacro, l'esercito riconosce un errore e onora i tre soldati per «prestazioni eroiche nel salvare la vita di civili vietnamiti durante l'illegale massacro di non-combattenti da parte delle truppe americane». Thompson, che è consulente per veterani a Lafayette, in Louisiana, e Colburn, commesso a Woodstock, in Georgia, sono in questi giorni a My Lai per la commemorazione della strage, a incontrare quelle persone che salvarono.

Le accoglienze ci sono state, e gli abbracci anche, ma alle festa mancava proprio il bambino salvato da Thompson: è in carcere in Vietnam nella provincia di Dong Nai. Deve scontare tre anni per furto.

 

www.media68.com | febbraio 1998