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Il massacro di My Lai
Giusto trent'anni fa. Alle sette e mezza di mattina la compagnia Charlie
della 11esima brigata americana irrompe nel villaggio di My Lay, nel
distretto sud-vietnamita di Son My. Lì nella zona dovrebbero trovarsi molti guerriglieri
Vietcong. In realtà, di Vietcong nemmeno l'ombra. «Questo è quello che aspettavate - dice il comandante ai suoi soldati - una missione 'cerca e distruggi'».
Il reparto è guidato da un tenente che ha poco più di 24 anni: William L. Calley. E'
uscito dalla scuola per ufficiali di Fort Benning, in Georgia e si trova in Vietnam da soli
tre mesi, ma ha già due decorazioni.
Calley esegue alla perfezione l'ordine del suo diretto superiore, il capitano Ernest
Medina: «Neutralizzare il nemico uccidendo tutti». Anzi è proprio lui ad aprire il fuoco
per primo, dicendo ai suoi uomini di «togliere chiunque di mezzo». Una sosta alle 11 e
poi riprendono le operazioni: 347 civili, per lo più donne, bambini e anziani, massacrati.
Uno dei soldati dirà più tardi: «Avevo una sensazione di potenza. Di distruzione... Nel Vietnam ti rendevi conto che potevi violentare una donna e nessuno poteva dirti
niente».
Passerà del tempo prima che la strage di My Lai divenga nota: finalmente, nel
giugno del '69, Calley viene rimandato negli Stati Uniti e inquisito per crimini che
comportano la condanna a morte o la detenzione a vita. Il 29 marzo del 1972 è
condannato all'ergastolo. Il presidente Nixon abbrevierà a vent'anni la sua reclusione, che
però ha fine nel '74, quando Calley esce di galera e si dà agli affari in campo
assicurativo. Medina se la cavò invece con le dimissioni.
Tutto merito di un ex GI,
Ronald Ridenhour, che ne aveva sentito parlare dai colleghi e che allora scrisse una
lettera all'esercito e ad alcuni parlamentari. Da lì prese anche le mosse l'inchiesta
giornalistica di Seymour Hersh; vincerà per questo il premio Pulitzer. La cosa più
difficile, in questo come in altri casi, fu rompere le omertà e le coperture che soldati e
ufficiali si davano reciprocamente.
A sua volta Calley, durante il processo, pubblica un libro, "Il tenente Calley", con
l'aiuto del giornalista John Sack. E' la sua storia e la sua tesi difensiva: anmmette la
strage, cerca di difendersi, narrando a sua volta altre atrocità di cui fu testimone, ma
sostiene di avere semplicemente eseguito gli ordini di Medina. Risulterà tuttavia
evidente una sua responsabilità individuale, ben aldilà degli ordini ricevuti.
Per molti americani fu un trauma, ma non per il generale Samuel Koster, che
comandava ala Divisione America e che a quel tempo era anche il
sovrintendente dell'Accademia di West Point. Alla fine Koster si dimise, ma tenne un
memorabile discorso ai suoi cadetti: «Non lasciate che i bastardi vi stritolino».
Applaudirono i giovani e uno di loro commenterà: «Una carriera così
meravigliosa, e rovinata per colpa dei media».
Ma non erano tutti così i soldati americani: tre di loro, in quello stesso giorno si
comportarono ben diversamente. E' la storia di tre soldati che a quel massacro cercarono
di opporsi. Tre eroi dimenticati, che adesso, marzo 1998, ricevono una medaglia al
valore per quello che fecero quella mattina del 16 marzo 1968. Hugh Thompson, allora
ventiquattrenne pilota d'elicottero, stava sorvolando My Lai con due compagni,
Lawrence Colburn e Glenn Andreotta (quest'ultimo morirà tre settimane dopo, cadendo
al suolo col suo velivolo). Quello che vedono è un ufficiale che calpesta il corpo di una
giovane donna accasciata a terra e la uccide con un colpo alla nuca; e ancora: corpi di
bambini vietnamiti, donne e anziani ammassati in una fossa. Thompson atterra e non
riesce a darsi una spiegazione per quello che sta succedendo.
Quando vede i soldati della propria compagnia avanzare verso una baracca dove
stanno, immobili e impauriti, un'anziana donna, un neonato e un bambino, decide di
ordinare a Colburn di proteggere i civili anche a costo di fare fuoco sugli americani. I tre
riescono a portare in salvo una dozzina di persone. Andreotta recupera un bambino di
due anni ancora aggrappato al corpo della madre morta. Dopo My Lai, Thompson riceve
la croce al valor militare e Colburn le stelle di bronzo, ma Thompson sostiene che fu solo
per tenerli buoni. Infatti il loro gesto venne messo a tacere, un po' per dimenticare
quell'infamia commessa dall'esercito e un po' perché comunque i tre si misero contro la
loro bandiera.
Oggi Thompson e Colburn sono stati decorati pubblicamente, al Vietnam Veterans
Memorial, a Washington. E' successo venerdì 6 marzo, trent'anni dopo. Quasi nessuno
conosceva il loro gesto fino a quando, dieci anni fa, David Egan, professore alla
Clemson University, vide un documentario alla BBC su My Lai, in cui si intervistava
Thompson, e da allora iniziò una sua campagna personale perché Thompson, Colburn e
Andreotta avessero un qualche riconoscimento ufficiale.
Nel trentesimo anniversario del massacro, l'esercito riconosce un errore e onora i tre
soldati per «prestazioni eroiche nel salvare la vita di civili vietnamiti durante l'illegale
massacro di non-combattenti da parte delle truppe americane». Thompson, che è
consulente per veterani a Lafayette, in Louisiana, e Colburn, commesso a Woodstock, in
Georgia, sono in questi giorni a My Lai per la commemorazione della strage, a
incontrare quelle persone che salvarono.
Le accoglienze ci sono state, e gli abbracci anche, ma alle festa mancava proprio il
bambino salvato da Thompson: è in carcere in Vietnam nella provincia di Dong Nai. Deve scontare tre anni per furto.
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La campagna
di commemorazione di My Lai
Story
of the My Lai Massacre
by Lisa Grant
Army
Captain Says US
Forgets Lessons of My Lai
Specialized
Bibliography:
The My Lai / Son My
Massacre and Its Aftermath
My
Lai Oral History Video
When War Becomes A Crime: The Case of My Lai
16 marzo 1968, My Lai, Vietnam
il tenente Calley

Thompson e Colburn
www.media68.com | febbraio 1998