Il bello della rivoluzione sessuale
di LAURA LILLI
la Repubblica, 20 agosto 1998
Secondo un recente sondaggio dell'Unione Europea, l'Italia è il
Paese del Vecchio Continente in cui i giovani restano più a
lungo con mamma e papà. Spesso ci convivono anche dopo
essersi sposati, facendosi (in parte) mantenere, e perfino
comperare la casa. Si è detto che ciò si deve in massima parte
alla disoccupazione e al sistema bancario italiano così restio a
concedere mutui a chi non dia garanzie di ferro.
Sarà vero. Ma le ragioni economiche non sono mai "tutto": c'è
sempre anche "altro". Il buon vecchio Marx parlava di
"struttura" e"sovrastruttura": e, anche se la terminologia non è
più in voga, è difficile negare che nella sostanza del discorso
avesse ragione. Non si vive di solo pane, ma anche di rapporti
con gli altri, di istinti, di sentimenti. E di giudizi e di valori.
In Italia, la Famiglia come Valore Supremo in questa smarrita
fine millennio sta conoscendo una fortuna che non ha
precedenti, grazie anche alla tecnologia del comunicare.
Ipocrisie, rivalità tra fratelli e cognati, suocere e nuore ai ferri
corti, complessi di Edipo o Elettra di freudiana memoria? Per
carità, lasciamo stare. È così tranquillizzante non sapere,
affidarsi alle tradizioni! Così armati di stolida e arrogante
"sancta simplicitas" il Privato si è ritirato nel suo guscio, come
una tartaruga spaventata.
L'ha spaventata il Sessantotto che non per caso adesso è tanto
vituperato e allora fece tanta paura. Le sue ragioni non erano
solo politiche: si riferivano, appunto, anche al privato. Lo
mostra bene la ristampa con succosa nuova prefazione di
Amati amanti/Liberazione sessuale e nuove coppie di Marisa
Rusconi (Marsilio, pagg. 153, lire 14.000). Raccontando
itinerari di vita di allora con i successi (pochi) e i fallimenti
(molti, e tutti riconosciuti dai protagonisti), l'autrice ci riporta a
quell'epoca scriteriata ma coraggiosa. E ci conferma che - con
tutti i suoi limiti, contraddizioni, goffaggini - quel movimento ha
tentato di riformare le teste e i comportamenti. Di strappare al
mare dell' inconscio qualche nuovo lembo di terra che
permettesse di spostare in avanti le dighe del proibito. Certo,
non è stato indolore. Inoltre, chiunque si prenda tanto sul serio,
può diventare maniacale, intollerante, spietato. E giù liti, odii,
naufragi nel grottesco. L'utopia è fragile ed esposta ad ogni
paradosso. Ma può essere salutare se non è incarognita, e se è
temporanea (e quelli erano giovani, destinati a invecchiare):
dice che il Re è nudo. Si chiede se quel "tragico quotidiano"
che ci rende incapaci di speranza sia davvero ineluttabile.
Le buone intenzioni, è vero, conducono all'inferno. Ma anche la
Tolleranza ha i suoi vizi: cinismo, ipocrisia, indifferenza. La
Tolleranza è una vecchia pantofola, l'Utopia è una scarpa
nuova e stretta. Abbiamo bisogno di scarpe e di pantofole.
www.media68.com | febbraio 1998
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L'UTOPIA DEL '68 E LA COPPIA:
il libro di Marisa Rusconi con una nuova prefazione
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