Franca Giusti,
insegnante e
scrittrice, replica a
Letizia: "Siamo in
conflitto perché non
vi impegnate"
di ALBERTO PAPUZZI
la Stampa, 17 maggio 1998
Si dovrebbe imparare, dovremmo tutti imparare, che gli
studenti insegnano molto. Lo dice un'insegnante.
Un'insegnante ex sessantottina: Francesca Giusti, 50
anni, docente di Italiano e Storia in un istituto tecnico
napoletano (nel tempo libero autrice di saggi di cultura
antropologica). Lo dice a pagina 83 di un prezioso
libretto, pubblicato in primavera, ma che sembra scritto
in questi giorni: "Lettera di una professoressa".
Un piccolo libro, fra memorie personali e riflessione
critica, che attualizza i temi della "Lettera a una
professoressa" della scuola di Barbiana, culto del
Sessantotto.
Sembra scritto in questi giorni perché
risponde agli interrogativi sollevati dal caso di Letizia, la
studentessa di Alessandria che ha scritto a "Specchio",
per confessare a Massimo Gramellini la sua rabbia
contro la "strega del '68", cioè un'insegnante che
vorrebbe imporre la cultura e i valori di quella
generazione.
Questa insegnante non sembra disposta a imparare
dagli studenti, ma un leader sessantottino, Guido Viale,
ha scritto giustamente su "La Stampa" di ieri che "aver
fatto il '68 non è un marchio di fabbrica", ognuno
risponde di se stesso e per se stesso.
Tuttavia, si può
vedere nella storia di Letizia il rovesciamento del
conflitto generazionale di 30 anni fa, per cui i
contestatori di allora diventano i contestati di oggi?
"Se mi guardo intorno, fra colleghi e amici, mi sembra
che la maggioranza dei sessantottini dimostri una certa
elasticità. Non vedo cattivissimi. Ma ciò non significa
che non ci siano conflitti - risponde la Giusti -.
L'elemento di frattura è proprio la diversità di una
generazione che non s'impegna. Non ha ideali forti.
Allora può effettivamente accadere che insegnanti e
genitori esagerino nel riproporre come un mito i valori
sessantottini a cui sono affettivamente legati, creando
nei giovani una reazione negativa".
Come sempre, bisogna però saper distinguere. Perché
fra i colleghi di Francesca Giusti ci sono due tipi di ex
sessantottini: "O gli ''sfrantummati'', come diciamo noi a
Napoli, cioè quelli senza ordine, senza rigore, che non
hanno voglia di fare, non sono buoni insegnanti, e sono
perciò iperdialoganti e iperpermissivi. O gli impegnati
che possono sconfinare nell'autoritarismo: mi arrivano
racconti di professoresse ginnasiali di latino e greco, a
volte molto molto dure: poverette bisogna anche
capirle".
Ma lei, la Giusti, che nel suo libriccino ricorda agli
studenti che "tutto richiede fatica" e che bisogna anche
bocciare, come se la cava?
"Io non sono un'insegnante
dura. Forse fin troppo non-dura. Però certe cose
sconvolgono anche me. Come loro fanno le
occupazioni: non riescono a concludere, vogliono fare,
poi si scocciano. Si invita qualcuno, ma non lo si sta a
sentire. Girano a vuoto. In generale i motivi di conflitto
riguardano la difficoltà a ottenere un impegno costante.
Anch'io certe volte perdo la pazienza. Una sta sta sta...
Ma la soglia poi viene passata. E allora ci stai pure
male. Perché sono bravissimi a colpevolizzarti, senza
peraltro darti retta".
E come genitore il Sessantotto può essere motivo di
conflitto? Francesca Giusti ha un figlio di 25 anni vicino
alla laurea. "I conflitti sono sul modo di vivere:
soprattutto sui tempi. La loro lentezza.
Mio figlio me lo
dice sempre: ''Mammà, io per forza lento devo essere,
perché tu sei un carro armato''. Confesso che accettare
i tempi lenti è stato difficile. Il fatto che qualsiasi cosa
possa interrompere l'impegno: una telefonata, un'uscita.
Che il dovere si possa sempre posporre. Questo ha
richiesto un forte autocontrollo. Più che altro una si cuce
la bocca. Ma mio figlio mi rimproverava lo stesso:
''Mammà, io sento che mi conti le pagine dietro le
spalle''".
Il caso di Letizia rappresenta dunque più l'eccezione
che la regola. Gli ex sessantottini tendono a fare le
spese del conflitto generazionale: "A volte litighiamo,
con gli alunni più grandi o con i figli di miei amici -
spiega la Giusti -, perché dicono: ''Beati voi che avevate
gli ideali''. Un cavolo, dico io. Perché poi gli ideali sono
andati a quarantotto. Ma loro avvertono qualcosa che gli
manca e quasi ce ne incolpano.
Ci incolpano perché
non hanno un mondo in cui credere come pensano che
noi avessimo. Tu gli chiedi impegno e loro ti
rispondono: ''A chi volete scoccià? Noi gli ideali non li
abbiamo''". Verrebbe da dire: trovateveli. Ma Francesca
Giusti, madre e prof, non lo dice. Sessantotto o meno,
come diceva Eduardo, "i figlie so' figlie".
www.media68.com | febbraio 1998
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"Difendo la prof ex ribelle"
"I ragazzi del '98 bravi a
colpevolizzarci"
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