Marcuse e Adorno lo scontro sul Sessantotto
di ANDREA TARQUINI
la Repubblica, 12 maggio 1998
Lo scambio di battute, ai limiti della rottura, avvenne tra i padri spirituali del '68, Theodor (Teddie) Wiesengrund Adorno e
Herbert Marcuse. Un carteggio finora segreto viene alla luce nella monumentale opera in tre volumi edita da Wolfgang
Kraushaar, Frankfurter Schule und Studentenbewegung. Von der Flaschenpost zum Molotovcocktail 1946 bis 1995, ("La
scuola di Francoforte e il movimento degli studenti. Dalla posta nelle bottiglie da naufraghi alle bottiglie molotov 1946-1995"),
cui Der Spiegel ha dedicato ieri l'apertura della sua sezione culturale.
La goccia che fece traboccare il vaso nel 1969 fu la clamorosa contestazione degli studenti contro Adorno all'università di
Francoforte: appunto l'"operazione seni al vento". I giovani ribelli interruppero una prolusione del maestro, gridando "fai
autocritica, fai autocritica".
All'improvviso tre bellissime studentesse balzarono sulla cattedra, si scoprirono il seno e
abbracciarono il professore coprendolo di petali di rose, simulando voglia di sesso. Sconvolto, Adorno abbandonò l'aula.
"Burattino della reazione", "Adorno, come istituzione sei morto", gridarono i ribelli occupando l'aula. Il maestro, sconvolto
dall'intolleranza, si sentì costretto a chiamare la polizia.
Rivisto adesso, l'episodio ha un amaro sapore di prologo della successiva degenerazione del movimento con la contestazione
estremista e gli anni di piombo.
Ma il grande dilemma della sinistra - accettare o rifiutare il sistema democratico e capitalista
occidentale - aveva già causato la violenta polemica, con Adorno e Horkheimer contro Marcuse. Tra i tre maestri il clima si era
fatto pesante.
Tutti e tre condannavano quella società. Ma Marcuse, che insegnava negli States, ne fece discendere la profezia d'una via
rivoluzionaria al paradiso, il trend "verso una dittatura educativa" che le élites rivoluzionarie avrebbero dovuto promuovere.
Nella protesta studentesca, invece, i maestri di Francoforte vedevano solo una rivolta apparente e una fuga di gruppi chiusi
come enclavi verso l'irrealtà.
"Caro Herbert", scrisse Adorno, "su Dany-le-rouge (Cohn- Bendit, ndr), avrei qualcosa da raccontarti: solo storie comiche e
grottesche. Immaginati che bello, le violenze di piazza con lui! E adesso a Francoforte è considerato uno dei più umani! Quel
monde!". Ebbe poi ad aggiungere: "Attento, Herbert, questa pseudorivolta, agli occhi della reazione tedesca, ripropone il
problema del preteso ruolo eversivo degli ebrei".
La polemica finì malissimo: Marcuse ignorò i ripetuti inviti di Adorno ormai gravemente malato a visitarlo in Svizzera per un
dialogo di chiarimento e riconciliazione, e disertò anche il suo funerale.
www.media68.com | febbraio 1998
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"Caro Teddie, riconoscilo: anche se quelle ragazze a seno nudo ti hanno sbeffeggiato in pubblico saltandoti addosso sulla
cattedra, non avresti dovuto chiamare la polizia. Il movimento degli studenti è forse l'unico catalizzatore della crisi interna del
sistema".
"No, caro Herbert... io sarò l'ultimo a sottovalutare i meriti del movimento, ma in esso agisce anche una piccola dose di follia,
che è teologicamente affine al totalitarismo".
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