«Formidabile maggio
ma trent'anni dopo»
di ALAIN ELKAN
Capanna, il Sessantotto, trent'anni fa.
E' "Lettera a mio figlio sul '68", lui ha 13 anni e mi pareva giusto raccontargli la
verità di ciò che è stato e mettere in rilievo gli insegnamenti utili che ne derivano
per oggi e per domani. Non a caso il libro è dedicato "a tutti coloro che non si
rassegnano allo stato presente del mondo".
Che cosa è rimasto del '68?
"Un numero tale di cose nel quale siamo tutti talmente dentro che quasi non ce ne
accorgiamo.
Quali per esempio?
Ma per esempio lo statuto dei diritti dei lavoratori; la legge sul divorzio furono
varate entrambe nel '70 e sono il prodotto diretto del biennio '68-'69. Poi la legge
sull'interruzione volontaria della gravidanza e il nuovo diritto di famiglia che fa del
nostro Paese un esempio avanzato a livello europeo. Per risponderle meglio
faccio mie le parole di Umberto Eco: «Poche storie se oggi un ferroviere viene
licenziato si ribella e chiede delle ragioni. Prima del '68 questo era impensabile».
Dopo il '68 nulla è più uguale a prima nel modo di pensare tra coniugi, genitori e
figli, tra sessi....
Ricordiamo il maggio del '68?
Io avevo 23 anni, studiavo alla Cattolica a Milano che era occupata fin dal
novembre '67 e nel maggio '68 ero stato trasferito alla Statale perché fui espulso
in gennaio dalla Cattolica. Naturalmente fui espulso per via della lotta.
Ma che cosa cercavate?
Il tutto già allora veniva definito contestazione globale. Contestazione evoca
bastian contrario, ma il significato originario del verbo latino contestor significa
chiamare in testimonianza. Milioni di persone di tutto il mondo cominciano a dire
ciò che vedono, cominciano a dire molti no e molti sì. Per esempio no alla guerra
del Vietnam, sì alla pace. Nel Vietnam fu sganciato un numero di bombe tre volte
superiore al numero totale di ordigni militari impiegati in tutta la Seconda guerra
mondiale. Si disse no alla prepotenza economica, sì allo sviluppo equo e solidale.
Pensi che in questi trent'anni secondo le fonti dell'Onu il divario di reddito tra la
minoranza più ricca e la maggioranza più povera è stato triplicato. Allora chi
aveva ragione?.
Quindi con il '68 non si è risolto nulla?
Un momento. Dopo il '68 è successo qualcosa di molto simile a dopo la
Rivoluzione francese. Una grande restaurazione condotta a suon di botte e di
omicidi. Questo è avvenuto sia all'Est dove c'è il partito unico sia all'Ovest dove
ci sono i Parlamenti. Carri armati a Praga; assassinio di Martin Luther King;
massacro di centinaia di neri; strage a Città del Messico... Da noi la strage
"infame" per ripetere l'aggettivo di Norberto Bobbio di piazza Fontana il 12
dicembre 1969. Ecco perché il '68 è un processo politico incompiuto che
richiede di essere portato a conclusione da nuove lotte e nuove trasformazioni.
Ma in questo maggio '98 trent'anni dopo ci sono nuovi sintomi di rivolta giovanile?
In generale regna la quiete e c'è una ragione. Tutto lavora per costruire la delega
al posto della partecipazione. Non ci sono movimenti di massa in cammino.
Tuttavia questo è il Paese dove c'è una realtà di cinque milioni di persone
impegnate nel volontariato laico e cattolico.
Chi sono questi giovani di oggi?
Quelli di ieri della mia e della sua generazione.
Però non manifestano.
Fanno moltissimo. Ma siccome nel regno dei media esiste ciò di cui si parla e
non esiste ciò di cui non si parla questa realtà sembra non esserci. Invece è
grandissima e scava in profondità. Penso che questo lavoro finirà per apparire
presto.
Come erano le sue domeniche di maggio di 30 anni fa?
Allegre, impegnate, fantastiche.
E che cosa succedeva?
Se non vi erano momenti di lotta o di assemblea erano momenti bellissimi di
svago, di amore, di gioia di stare insieme. E' vero noi ci siamo divertiti da pazzi
anche se le lotte furono faticose e costarono prigione, processi e denunce. Però
era impagabile. Quella che nel '700 veniva chiamata la felicità pubblica che si ha
quando le persone si mettono insieme, trasformano insieme. Ognuno pensa con la
propria testa, ma agisce insieme. Oggi invece i giovani stanno molto per conto loro, davanti al computer.
Sono meno allegri di prima?
Può darsi, ma non è colpa loro. I giovani vivono uno stato di frustrazione non
dissimile da quello degli adulti. Oggi la solitudine personale, individuale è diventata
un dato della costruzione sociale e questa è una ragione in più per rimettere in
piedi movimenti collettivi di trasformazione che ridiano il gusto di partecipare,
costruire e inventare.
La Milano di trent'anni fa era molto diversa da quella di oggi?
Notevolmente. Oggi è un luogo dove affiora molto cinismo; è una città incattivita.
Quella di allora per le molte vicende era una città in un continuo subbuglio di vita,
di idee, dibattiti e incontri.
Secondo lei torneranno movimenti rivoluzionari?
La Storia non si ripete, oggi occorre qualcosa di più e di meglio che si rapporti
alle nuove contraddizioni. Penso che succederà ciò che capita al nuotatore che
per troppo tempo è rimasto sott'acqua. Ha bisogno di prendere aria. E'
impensabile che si possa iniziare il terzo millennio con l'attuale spegnimento di
idee. Prolungando l'attuale regno della superficialità e del materialismo volgare è
impensabile.
Segue ancora la politica?
Distinguo la politica con la c finale da quella con la k finale. Quella con la k finale
è il verticismo, il tramestio di Palazzo che diventa spesso contiguo alla corruzione.
Tangentopoli insegna. Io da quando non sono più parlamentare faccio la politica
con la c finale. Scrivo libri e faccio interminabili giri d'Italia e d'Europa a dibattere
i temi dei miei libri che riguardano le grandi questioni di oggi e del futuro.
Le piace il potere?
Personalmente ne ho sempre diffidato. La concezione occidentale del potere
coincide quasi sempre con la prepotenza o con lo strapotere.
E' rimasto cattolico?
No, furono le vicende dell'Università Cattolica del '67 e '68 a persuadermi che è
preferibile una fede nella razionalità umana.
Come giudica il Papa?
Lo considero conservatore per la sessualità e la contraccezione, ma lo considero
invece un mio straordinario fratello per quanto riguarda le questioni sociali.
Quando dice «no al capitalismo selvaggio» oppure «no alla politica degli
armamenti che danno risorse infinite opprimendo i popoli». Dico che è un grande
testimone del nostro tempo.
Vorrebbe che suo figlio diventasse un rivoluzionario?
Io vorrei che mio figlio, che peraltro mi pare sulla buona strada, facesse suo il
principio che gli raccomando al termine del mio libro:«Se sai sei. Se non sai sei in
balia altrui».
www.media68.com | febbraio 1998
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Capanna: il mio '68, tra lotte, amore e gioia di stare insieme
La Stampa, 10 maggio 1998
Lei ha scritto un altro libro dedicato a quel periodo. Perché?
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