Guido Viale ricorda: studenti in lotta per la dignità

E a Torino professori da zero in condotta

di ALBERTO PAPUZZI

La Stampa, 29 aprile 1998

Il professor Giuseppe Grosso, cattedra di Diritto romano, è ricordato come "esperto lanciatore" verso il fondo dell'Aula Magna "dei libretti universitari degli studenti che bocciava". Il professor Mario Allara, cattedra di Diritto privato, "preferiva invece scarabocchiare l'intera pagina del libretto". Drammatico il problema-patema dei pattini (intesi come rettangoli di feltro su cui poggiare le scarpe per non strisciare i pavimenti incerati) che gli studenti dovevano usare per presentarsi a Giovanni Getto, luminare dell'italianistica. Come superare il cavo della stufetta di traverso all'impiantito? I più s'impiantavano nel vano tentativo di portare il feltro al di là del filo con la punta o con il tacco, finché il docente li invitava a ritentare all'appello successivo.

I ricordi del Sessantotto di Guido Viale, leader dell'occupazione a Palazzo Campana, prima scintilla della contestazione studentesca (a Torino, novembre '67), sono dominati dall'autoritarismo dei professori, che viene evocato in una puntigliosa descrizione di quei giorni, "Trent'anni fa. Amarcord", che appare sul Diario della settimana , la testata di Enrico Deaglio, nel numero in edicola questa mattina. Oggi Viale vive a Milano, è consulente per progetti ecologici e sociali, ha scritto Un mondo usa e getta e Tutti in taxi , e milita nel comitato Liberi Liberi , in difesa di Sofri, Bompressi e Pietrostefani: la sua rievocazione a differenza di quelle di altri leader (vedi i libri di Mario Capanna), non è tanto interessata agli sviluppi politici quanto alle situazioni che determinarono lo sconquasso. L'arroganza che esibiva il corpo docente "prima della rivoluzione", così come è raccontata dall'ex studente, sembra bravissimo, di trent'anni fa, diventa la metafora d'una classe dirigente arroccata nella difesa dei propri privilegi. La descrizione dei vizi dei professori è impietosa. Si salvano solo, fra quelli citati, Marcello Gallo e Norberto Bobbio, che nella facoltà di giurisprudenza "impartivano impeccabili lezioni di dizione".

Ecco il professor Augusto Guzzo, padre di una nutrita schiera di filosofi, distribuire agli studenti di quattro corsi e due seminari "la pappa decotta e rancida del suo pensiero", mentre l'assistente Giuseppe Riconda, "portamantello, portacappello e guardia del corpo", gli riempie l'Aula magna di Lettere, reclutando uditori a destra e a manca: "Entrate anche voi di filologia classica, il professore Guzzo vuole l'aula piena". La lotta degli studenti fu, per Viale, "una difesa della propria dignità". Pessimista, scrive che non cambiò la storia né le istituzioni. Però i pattini non ci sono più. A proposito, come si superava la prova feltri per l'esame di Getto? "La soluzione giusta era quella di sollevare un pattino per volta con le mani, posandoli poi, in successione, oltre il cavo". A quel punto, il più era fatto.

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www.media68.com | febbraio 1998