E a Torino professori da zero in condotta
di ALBERTO PAPUZZI
La Stampa, 29 aprile 1998
I ricordi del Sessantotto di Guido Viale, leader dell'occupazione a Palazzo
Campana, prima scintilla della contestazione studentesca (a Torino, novembre
'67), sono dominati dall'autoritarismo dei professori, che viene evocato in una
puntigliosa descrizione di quei giorni, "Trent'anni fa. Amarcord", che appare sul
Diario della settimana , la testata di Enrico Deaglio, nel numero in edicola
questa mattina. Oggi Viale vive a Milano, è consulente per progetti ecologici e
sociali, ha scritto Un mondo usa e getta e Tutti in taxi , e milita nel comitato
Liberi Liberi , in difesa di Sofri, Bompressi e Pietrostefani: la sua rievocazione a
differenza di quelle di altri leader (vedi i libri di Mario Capanna), non è tanto
interessata agli sviluppi politici quanto alle situazioni che determinarono lo
sconquasso.
L'arroganza che esibiva il corpo docente "prima della rivoluzione", così come è
raccontata dall'ex studente, sembra bravissimo, di trent'anni fa, diventa la
metafora d'una classe dirigente arroccata nella difesa dei propri privilegi. La
descrizione dei vizi dei professori è impietosa. Si salvano solo, fra quelli citati,
Marcello Gallo e Norberto Bobbio, che nella facoltà di giurisprudenza
"impartivano impeccabili lezioni di dizione".
Ecco il professor Augusto Guzzo, padre di una nutrita schiera di filosofi,
distribuire agli studenti di quattro corsi e due seminari "la pappa decotta e rancida
del suo pensiero", mentre l'assistente Giuseppe Riconda, "portamantello,
portacappello e guardia del corpo", gli riempie l'Aula magna di Lettere,
reclutando uditori a destra e a manca: "Entrate anche voi di filologia classica, il
professore Guzzo vuole l'aula piena".
La lotta degli studenti fu, per Viale, "una difesa della propria dignità". Pessimista,
scrive che non cambiò la storia né le istituzioni. Però i pattini non ci sono più. A
proposito, come si superava la prova feltri per l'esame di Getto? "La soluzione
giusta era quella di sollevare un pattino per volta con le mani, posandoli poi, in
successione, oltre il cavo". A quel punto, il più era fatto.
www.media68.com | febbraio 1998
![]()
![]()
Guido Viale ricorda: studenti in lotta per la dignità
Il professor Giuseppe Grosso, cattedra di Diritto romano, è ricordato come
"esperto lanciatore" verso il fondo dell'Aula Magna "dei libretti universitari degli
studenti che bocciava". Il professor Mario Allara, cattedra di Diritto privato,
"preferiva invece scarabocchiare l'intera pagina del libretto". Drammatico il
problema-patema dei pattini (intesi come rettangoli di feltro su cui poggiare le
scarpe per non strisciare i pavimenti incerati) che gli studenti dovevano usare per
presentarsi a Giovanni Getto, luminare dell'italianistica. Come superare il cavo
della stufetta di traverso all'impiantito? I più s'impiantavano nel vano tentativo di
portare il feltro al di là del filo con la punta o con il tacco, finché il docente li
invitava a ritentare all'appello successivo.
![]()