MAGGIO '68 di ENRICO BENEDETTO
La Stampa, 29 aprile 1998
Narra Daniel
Cohn-Bendit che una sera di maggio vide un ragazzo chino sulla massicciata.
Estraeva ciottoli per future battaglie. E lo sentì esclamare, sorpreso: "Sous le
pavé, la plage".
E' forse lo slogan più bello e intraducibile del "Mai '68". Sotto le pietre, la
spiaggia. Ritroviamo, in quello stupore notturno, i due archetipi del
sessantottismo. Violenza politica & dolce utopia. Lapidare chi dilapida
aspirazioni e desideri vitali scagliandogli addosso come frecce i cubetti di un
mosaico sociale che ormai non tiene più. E poi l'alternativa, il sogno, la fuga in un
mondo nuovo e diverso. Sulle spiagge del '68 fiorirà il monokini. E via i reggipetti
anche a scuola o in piazza. Yves Saint-Laurent lancia lo "stile safari". "E' la rue
che amo, non il Ritz" dichiarerà. Paco Rabanne, lui, esibisce in una blindatissima
place Vend^ome un provocatorio e ultralussuoso défilé con tailleur d'argento.
Oggi il primo vive recluso nello sfarzo, la misantropia e il classicismo. Quanto a
Paco, alterna moda quasi a buon prezzo con deliri mistici e profezie millenariste.
Trent'anni. Parigi li festeggia con 43 libri, numerosi colloqui, expò, supplementi,
special radio-televisivi. L'europarlamentare verde Cohn-Bendit, ex Dany il
Rosso, sbarca dalla Germania per concedersi alle rievocazioni. Le Nouvel
Observateur ripubblica il suo incontro-dibattito con Sartre. Comunismo,
anarchia, teorizzazione di un "caos a tappe" che scuoterà, da Parigi,
l'establishment occidentale. Incastonato tra proclami incendiari, un delizioso
anacronismo: la réclame Hermès sul profumo "Calèche". Del filosofo rimane
Libération , in cui il post-'68 trova la sua Bibbia: piglio sempreverde, ma un
pubblico di giovani attempati. Per motivi anagrafici, il suo baby interlocutore gli
sopravvive. "Radicalmente narciso" - ipse dixit - Daniel Cohn-Bendit vede
nell'Unione Europea la chance che un trentennio fa rivendicò invano. Via le
barriere. Schengen figlia del '68? In fondo sì.
Ma torniamo agli organigrammi. Il secondo leader della rivolta giovanile, tal
Geismar - ce ne fu un terzo, Sauvageot - oggi lavora per l'ex nemico: l'Education
nationale. Cioè la scuola pubblica. Capogabinetto del ministro, è un bersaglio sin
troppo facile per allievi e prof che ne criticano il neoautoritarismo. Godard, lui,
non cambia. Filmò il Maggio con una cinepresa portatile. Ed è tuttora la sua tana.
Anche Michel Piccoli non rinnega. Entrambi enigmatici e affascinati da tarli,
scommesse impossibili e destrutturazioni attraverso cui l'uomo disfa i mondi che
edificò. In campo governativo, i due artefici principali dell'accordo che a fine
mese sancì una prima tregua - Edouard Balladur e Jacques Chirac - calcano
ancora il palcoscenico.
"Prescindendo da" (formula sessantottarda per eccellenza) traiettorie e destini
personali, si può dire il "Mai '68" costituisca il "made in France" di maggior
successo planetario nel XX secolo. Precede la "Renault 4", il "Concorde" e
financo B.B. Funzionò, beninteso, perché era l'unico prodotto di cui Parigi
temeva l'export. Anzi, provò a vietarlo sullo stesso territorio nazionale. E' salutare
leggersi Pompidou, de Gaulle, Peyrefitte. Il ministro gollista alla Pubblica
Istruzione - poi riconvertitosi nella sinologia - definiva "sediziosi", "marginali",
"anarchici" i protestatari. Ma qualcosa doveva sfuggirgli. In un Paese ove lo
sciopero contagia 10 milioni d'anime, accusarne "gruppi trotskisti" è surreale. Ma
pesò il fantasma del 1870. Lo Stato in ostaggio, la canaglia che preme, gli eccessi
più inverosimili da scongiurare. La Comune riviveva sulle barricades. Dagli
espropri collettivi alla - numi! - "promiscuità sessuale".
La Cia spediva a Johnson telegrammi insurrezionali. "Parigi brucia". De Gaulle
riuscì, insomma, dove Hitler aveva fallito. E se non la Rive Droite - ove si annida
la finanza - andò in fiamme Piazza Affari. Titolarono "La Borsa s'incendia". Per
una volta, non era il sacro fuoco del rialzo. Ma l'economia, metafore o meno,
tirava benissimo. "Ci si può innamorare di un tasso al 5% sulla crescita
produttiva?", chiese un dazebao. "Eccome", risponderemmo oggi scandalizzando
l'autore. Riconciliatasi con il capitalismo, l'euro-Gauche crede nella Realpolitik. Il
'68 non glielo perdonerà mai.
Ma che cosa fu, in definitiva, il Maggio? E in virtù di qual sadismo tormenta
ancora le novelle generazioni? Il Maggio ci reclama suoi figli. Anche i
recalcitranti. Vi piace il consumismo? E' merito di nonno '68. Il governo scucì un
10% sui salari, nonché il 30 per i minimi sociali. E il portafogli gonfio di Monsieur
X e Madame Y rilanciò i consumi. Adorate la hi-tech e non Marcuse?
"Chiamatemi babbo", vi dirà dalla tomba il '68. Sino ai moti primaverili, il
baccalaureato - l'esame che conclude le secondarie - era in versione
napoleonica. Scienza o Umanesimo. Peyrefitte vi aggiunse, in autunno, il "bac"
tecnologico svecchiando l'istituzione. E in quella prima breccia vedremo infilarsi
computer, tecnologie on-line, Internet...
Democratizzando le scienze, il '68 ne insignì una che nel 1998 non ha smesso di
pagare il fio per quei lontani successi. Sociologia. A Nanterre, il campus parigino
ove esplose il conflitto, un futuro sociologo come Dany le Rouge spopolò. Era il
22 marzo. Gli studenti occuparono uno stabile dell'Ateneo. Si contestavano
strutture non all'altezza, regole antidemocratiche e direttive ottuse. Il Maggio
nacque in marzo. E la periferia Ovest parigina - ove sorge Nanterre - funse da
levatrice. Il 27, arrestano Daniel. Nel frattempo, la classe operaia morde il freno.
La sua Nanterre sarà Caen, in Alta Normandia. Il 2 maggio il premier Pompidou
lascia Parigi per l'Iran e Kabul. Come, qualche giorno dopo, Ceausescu
accoglierà de Gaulle. Per entrambi il rientro è traumatico. Il 2 maggio, a
Nanterre, il decano sospende i corsi. Ingovernabile, l'università di banlieue
contagerà la Sorbona.
Il 3, alle 16,45, la polizia ne fa evacuare il cortile. Per i sessantottologi s'inizia qui
il '68 doc. Il Quartiere Latino si trasformerà in santabarbara eversiva. La notte
registra 596 fermi. Durissima la guerriglia urbana. Ma i 100 feriti su cui Parigi
s'interroga il 4 tra scandalo, vergogna e paura diverranno 987 una settimana
dopo. E' il 10 maggio, l'apice della crisi. Recensiranno 72 barricate, 62
automobili a fuoco, 188 in pezzi. Una guerra non stop. Nessun dorma: ci si batte
dall'alba, e senza interruzioni. Il ministro Peyrefitte definisce "nichilisti" i
"facinorosi". Tredici sono già in carcere. Dal 5, l'agitazione s'irradia. Brest,
Lorient, St-Nazaire, Nantes, Bordeaux, Tolosa, Carcassonne, Beziers,
Montpellier, Marsiglia, Lione, Clermont-Ferrand, Grenoble, Besancon,
Strasburgo. Cortei, occupazioni, scontri. Il Maggio '68 farà 4 morti. Bilancio
grave, ma in fondo miracoloso giacché la strage apparve, attorno al 10,
inevitabile. Il 13, sciopero generale. Dai sindacati arriva, dopo lunghe esitazioni,
un "siamo con voi". Per il potere, l'ennesimo choc. L'abbraccio tra classe
dirigente in pectore e la fabbrica minaccia di strangolarlo. Quarantott'ore dopo, le
maestranze occupano la Renault a Flins (un'immensa Mirafiori francese).
L'Odéon diviene il quartier generale dei Comitati Studenteschi. Leader e peones
si asserragliano nel grande anfiteatro. Il Senato è a due passi. La Francia vive alla
tivù, l'Ortf. Tv di regime, impotente come il suo padrone. Di ritorno, il Général fa
espellere Cohn-Bendit. Che s'improvviserà Primula Rossa ricomparendo alla
Sorbona tra gli urrà.
Nella quarta settimana, l'Eliseo preannuncia il referendum e le Politiche. Scoppia
la pace salariale il 27, data scaramantica. Nelle stesse ore, il socialismo francese
vince le riluttanze abbracciando la causa. Aspettateci, arriviamo. Peccato che il
Mai '68 sia quasi finito, sul calendario e nelle piazze. Colpo di coda il 29. Il
Generale si eclissa nel Baden. Esilio, fuga, riflessione intempestiva? Attonita, la
Francia vede l'uomo che non aveva perso coraggio nella débacle del giugno '40
capitolare all'eskimo. Ma il 30 si riprende. Bellicoso intervento catodico: "Non mi
dimetterò". Il gollismo è salvo. I suoi fedeli percorreranno trionfanti gli Champs
Elysées, con André Malraux che scandisce "Abbasso l'anarchia". Ed eccoci
all'epilogo. De Gaulle modifica l'esecutivo rafforzandolo e dà, insieme, un
contentino ai suoi nemici. Ma finisce, sopra tutto, l'apnea petrolifera. Terminati i
blocchi, la benzina circola di nuovo. L'incubo da serbatoio svapora. E la parola
d'ordine vacanziera esplode liberatoria: Tutti in weekend! Voleva "esigere
l'impossibile", il '68. Lo seppellì non una risata, ma l'esodo verso le spiagge.
Ormai introvabili sotto il pavé.
www.media68.com | febbraio 1998
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Parigi celebra i trent'anni dalla contestazione giovanile: tra pietre e utopia, un evento che ha cambiato anche i suoi nemici
tutti figli di quelle barricate
"Lavoriamo per voi". In boulevard Saint-Germain si circola maluccio, da qualche
giorno. Gli operai del Comune scorticano il manto stradale per riasfaltare il
celeberrimo corso. E affiora il porfido. Un archeologo della politologia ci
spiegherebbe che quei cubi grigio fosco, lungi dall'essere innocui, costituirono nel
maggio '68 un favoloso arsenale rivoluzionario. Fino a quell'anno, il pavé
spaventava i ciclisti della Parigi-Roubaix e pochi altri. Ma finì per ossessionare i
flic. Era nata l'"arma impropria", che negli Anni 70 furoreggiò un po' ovunque.
Sub specie di proiettile, il sanpietrino sibilava temutissimo fra scudi, elmi,
parastinchi... Fu un incubo per la forza pubblica. Ma come oggi la Mairie
disselcia il boulevard trovandovi reperti sessantottardi, la contestazione
studentesca disselciò il pavé a fini bellici scoprendo... sabbia.
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