Un viso di donna di CRISTINA PICCINO
CINEMA/DOCUMENTARI
il manifesto, 14 aprile 1998, pag. 25
Maggio 1968. Si può sfogliare un catalogo Magnum - quello che si chiama proprio 1968 - per
fare uno zapping in quell'anno e nei mesi prima-dopo, con sequenze di foto che restituiscono di una
data la sua natura assolutamente caledoscopica, e per questo liberatoria. Peccato che l'agenzia in
questione della filosofia d'epoca, a cominciare dalla "lezione" indimenticabile da cui tutto, almeno
teoricamente ricominciò, ovvero l'esplosione situazionista hanno poco, pochissimo assimilato
piazzando copyright severi da mezzo milione di lire...
Eppure l'idea di rubare, di catturare momenti inconsapevoli di una consapevolissima rivoluzione
sembra ancora oggi la sola possibile per rendere le tante storie dentro a una Storia senza
intrappolarle in discorsi dimostrativi. Così come la realizzazione dei filmati spesso collettiva - a
differenza delle foto - quasi a sottolineare la necessità di essere "qui e lì" (Gilbert&George)
nell'ondata travolgente del movimento - ne sono un bell'esempio quelli di Silvano Agosti mandati
questi giorni in onda su Raitre, dove il punto di vista è dichiarantamente mobile, vagante,
motiplicato...
Rubata è anche quella che per Hervè Le Roux è diventata l'ossessione-molla della sua
personalissima inchiesta in una memoria acquisita, dunque non solo storica ma (forse) sopratutto
cinematografica: un volto di donna incontrato in un articolo sui Cahiers du cinema di Serge Daney e
Serge Le Peron, Le cinema direct en dix images, "Il cinema-diretto in dieci immagini", quasi un
"haiku", una combinazione di testo-immagine per parlare di cinema documentario. C'erano
Depardon e la campagna elettorale di Giscard nel 74, Luc Moullet, e La ripresa del lavoro alle
fabbriche Wonder. Qui la ragazza bruna, un'operaia che rifiutava di varvare i cancelli, "fermata" nel
68 ma che Le Roux vede solo nell'81 - "... questa fabbrica che si chiama Wonder ... Wonderland.
Alice rifiuta di andare in fabbrica", scrive Le Roux. Così è nato Reprise che ora in Francia è uscito in
video insieme a un libro dello stesso le Roux, critico prima che cineasta, dallo stesso titolo
(Calman-Levy, pp.204, 99 franchi, circa 30.000 L.).
Cosa si racconta? Intanto il perchè di Reprise (video), la sua urgenza radicata negli anni Ottanta, la
voglia di comunicare il senso profondo di un decennio il Sessantotto, gli anni Settanta a chi è venuto
dopo cercando di riempire una distanza ai limiti della frattura. Si legge ancora: "Nell'86 esplode il
movimento degli studenti contro il progetto di legge Devaquet. E' il primo sciopero studentesco a cui
assisto dal di fuori (non c' stato praticamente alcun movimento tra l'81 e l'86). Osservo la cosa con
grande curiosità. Sono colpito dai discorsi degli studenti ... C'è una discrepanza tra le idee degli anni
70 che ho conosciuto e praticato, e le loro... Questi studenti sembrano stupiti dalla violenza della
polizia. Per quelli della mia generazione che hanno sfilato per anni con lo slogan 'Crs=SS' (un po' il
nostro 'Ps=Ss, ndr), non è difficile leggere questa ingenuità come forte distanza...". E la donna? La
donna diventa appunto il legame, quasi il doppio, attraverso il quale dare nuova e altrettanto
differenziata voce a questa memoria. All'inizio ci sarà il progetto di un film di fiction, un professore
quarantenne cerca di sedurre la studentessa ventenne mostrandole film del 68 - "alla fine la ragazza
cattura il seduttore nelle proprie maglie, lo trasforma in pura icona...". scrive Le Roux.
Passa del tempo, il movimento si era arrestato in circostanze tragiche - la morte di Malik Oussekine,
ci ricordano gli appunti del regista: "il cinema è incapace di essere in sincronia con gli avvenimenti".
Ma torniamo a quella ragazza, al suo grido silenzioso. "Quando mi sono convinto che urlava? In
effetti non urla affatto. E' piuttosto muta, nel mezzo dell'immagine con la sua camicia bianca e le
braccia incrociate davanti alla porta della fabbrica... Salvo quel giorno di ripresa del lavoro, le
braccia incrociate significano subito altre cose. E' lo sciopero che continua...".
Ecco allora che quel film "grezzo" come lo definisce Le Roux, perchè senza montaggio e dunque
senza alcuna manipolazione - se non viene da pensare, quella possibile negli occhi di chi lo riguarderà
dopo - il più famoso tra i materiali sul 68, diventa prezioso spunto per questo percorso nella
memoria, analogo per certi aspetti alla ricerca che farà Chris Marker, documentarista militanmte
proprio in quel periodo, nel suo ultimo film, indagine nel computer di un massacro rimosso della
seconda guerra mondiale.
E Le Roux? Riprende il progetto nel 91 e cambia direzione. Vuole ritrovare la donna vera , darle un
diritto di replica, il diritto lo chiama lui di un seguito. In fondo lo stesso di cui hanno bisogno quegli
anni.
www.media68.com | febbraio 1998
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cuore del Maggio
"Reprise" di Hervè Le Roux racconta oggi il '68 francese partendo dal fotogramma di un film
amatoriale girato in uno sciopero
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