«E' lei Rudi Dutschke?»
Attese il sì e poi sparò'
di VINCENZO BUGNO
il manifesto, 10 febbraio 1998
Di fronte all'ufficio dell'Sds sul
Kurfürstendamm era posteggiata un'auto. Dentro lo aspettava il
giovane operaio Josef Bachmann, accanto a lui la
Nationalen-und Soldatenzeitung con il titolo in prima
pagina «Stoppt Dutschke jetzt!» (Fermate subito
Dutschke). Bachmann scese dall'auto lentamente, andò incontro
a Dutschke e gli chiese: «E' lei Rudi Dutschke?» Dutschke risposedi sì. E Bachmann sparò.
Da quella sparatoria Rudi Dutschke venne provvisoriamente
salvato, ma non si riprese mai completamente dalle gravissime
ferite al cervello. Morì per le conseguenze dell'attentato
nell'esilio danese di Aahrus la sera di Natale del 1979.
L'attentato fu tutt'altro che l'opera di un fanatico estremista
di destra: Bachmann raccolse finalmente l'invito della stampa
edita da Axel Springer, che dall'estate del 1967 incitava senza
mezzi termini il linciaggio dei maggiori esponenti dell'Apo,
l'"Ausserpolitische Opposition", anima della rivolta nelle città tedesche alla fine degli anni sessanta.
A metà febbraio, l'azione della Springer-Presse si intensificò: in occasione di un congresso sul Vietnam che vide Dutschke tra gli organizzatori, la Bild-Zeitung uscì con questi titoli: «Stop al terrore dei giovani rossi» e «Non si può
lasciare la polizia sola a sporcarsi le mani». Non passò molto
tempo e i primi effetti di una tale campagna si fecero sentire.
Alla manifestazione di una maggioranza tutt'altro che silenziosa
- organizzata dal comune di Berlino e dal sindacato Otv - si
notavano cartelli con le scritte
«Avversari politici nel Lager»,
«Rudi Dutschke nemico del popolo n. 1»,
e grida come
«Impiccatelo»,
«Castrate il porco ebreo».
Un giovane scambiato
per Dutschke venne linciato dalla folla, preso a bottigliate e
scarpate in faccia. In extremis, la polizia si decise ad
intervenire. All'attentato di aprile seguirono alcune delle
manifestazioni più accese degli anni sessanta berlinesi, che
videro il loro epicentro proprio nei pressi della sede
dell'editrice Springer.
A distanza di trent'anni dall'attentato e di venti dalla sua
scomparsa, Rudi Dutschke rimane una delle personalità politiche
più rilevanti nell'Europa del dopoguerra. E' difficile ipotizzare
come si sarebbe potuto sviluppare il suo percorso intellettuale e
politico, al di là di una non del tutto scontata militanza nei
Verdi al cui congresso di fondazione, successivo di pochi
giorni alla scomparsa, era stato nominato delegato.
Forse oggi
Dutschke siederebbe al Bundestag, quasi-ministro di un (sempre
meno) probabile governo Spd-Grünen. Ma proprio in questi anni
seguiti al crollo del muro e alla riunificazione è difficile non
notare quanto Rudi Dutschke fosse un personaggio per estrazione,
cultura e biografia "tedesco" nel senso che proprio la
riunificazione ha ridato a questa parola.
Dutschke nacque nel 1940 a Luckenwalde, poi Ddr, nei pressi di
Berlino. Crebbe in una famiglia religiosa che credeva alle virtù
prussiane «Fleiss, Ausdauer, Gründlichkeit» (diligenza,
perseveranza, scrupolosità), alla rigidità rivolta innanzi
tutto verso se stessi, e frequentava assiduamente la "Junge
Gemeinde" della chiesa protestante.
Per motivi religiosi rifiutò il servizio militare, e fu perciò
che nel 1958 non poté andare all'università. Il suo passaggio a
Berlino ovest venne causato, dunque, da una scelta religiosa. Ma
l'avere scelto l'occidente non influenzò minimamente le sue
convinzioni religiose e politiche. E la sfiducia nel realismo
socialista non toccò, d'altronde, il suo credo di sinistra.
Nei
primi anni berlinesi Dutschke "credette" e attese. La sua fu una
"Naherwartung", un'attesa dal sapore teologico. Credette alla
fine prossima del capitalismo, della repressione e dello
sfruttamento in tutto il mondo. Il suo atteggiamento
politico-religioso lo accompagnò anche negli anni seguenti in
occidente, dopo la lettura dei classici più o meno ortodossi
della sinistra, della filosofia e sociologia "borghese" di questo
secolo.
Anche l'intensa amicizia con Ernst Bloch arrivò a
offrirglisi, più tardi, come un intenso nutrimento. Sua moglie fu
una teologa americana. Proprio questa dimensione protestante e
militante, severa, lo accomunava in un certo senso, ai
protagonisti del movimento dei diritti civili nella Ddr degli
anni settanta, spesso credenti, e fu questa componente a farlo
così "complessivamente" tedesco.
Drammaticamente, negli anni '70,
Dutschke temeva un secondo attentato, e questa volta la paura era
quella di venire assassinato. Ma questa volta, ad agire sarebbe
stata la mano lunga della Stasi o del Kgb, un intervento d'oltre
cortina. E' quanto risulta da una drammatica lettera alla moglie
scoperta solo dopo la sua scomparsa e pubblicata in parte in un
recente libro scritto dalla stessa Gretchen Dutschke. Vi si
legge: «... la mia eventuale scomparsa in questa fase sarà da
addebitare ai servizi segreti di Urss e Ddr... Perché?
Semplicemente, pur non volendo essere arrogante, il fatto è che
per loro in questo momento io sono l'unica autentica sfida
politico-teorica...»
Una preoccupazione eccessiva? Una sopravvalutazione in quegli
anni (siamo ormai nel 1975) del proprio peso, della propria
valenza politica? La conferma del timore che da tempo il
movimento pullulasse di infiltrati provenienti o pagati da
Berlino est? Sono sospetti che pur non confermando direttamente
l'ipotesi di progetto per un nuovo attentato a Dutschke vengono
ribaditi da documenti provenienti dagli archivi Stasi presentati
dallo storico Wolfgang Kraushaar in un recente articolo sulla
Frankfurter Allgemeine Zeitung .
Nomi, fatti, dati,
indirizzi. Anche Die Zeit parla in questi giorni di un
complesso di ventimila agenti Stasi in occidente. Perché
avrebbero dovuto risparmiare il movimento degli studenti? Il
Polit-Büro della Sed cercò di utilizzare la protesta fin dai
primissimi anni sessanta. Nella primavera del 1967 nel documento
segreto titolato «Protesta e resistenza dei giovani»
elaborò un'autentica strategia nella speranza di potere
incanalare le energie rivoluzionarie dell'Apo. Ma lo sviluppo
antiautoritario e non dogmatico della rivolta deluse le attese di
Berlino Est, specialmente quando i giovani occidentali
simpatizzarono apertamente con la primavera di Praga.
Il movimento diventò sempre più nemico. Ma Rudi Dutschke nel 1979
non morì per un attentato organizzato dalla Stasi, bensì nella
vasca da bagno, grazie a un attacco di epilessia causato
dall'attentato di undici anni prima. Lui che di anni non ne aveva
nemmeno quaranta.
www.media68.com | febbraio 1998
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«La mia eventuale
scomparsa in questa fase
sarà da addebitare
ai servizi segreti
in Urss e Ddr...Perché?
Per loro, io sono l'unica
autentica sfida
politico-teorica»
L'undici aprile del 1968 Rudi Dutschke uscì dall'appartamento
berlinese dove viveva con la famiglia. Il figlio di due mesi,
Hosea-Che, era ammalto e aveva bisogno che qualcuno gli
procurasse delle gocce per il naso. Malgrado una farmacia si
trovasse nelle immediate vicinanze dell'abitazione, Dutschke
decise d'inforcare la bicicletta e recarsi nell'ufficio della Sds
(l'organizzazione del movimento degli studenti) per prendere del
materiale da consegnare a Stefan Aust della rivista Konkret
(oggi caporedattore dello "piegel). In fondo, pensò, anche lì c'è una farmacia.
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