NUOVI DOCUMENTI SUL LEADER DEGLI STUDENTI TEDESCHI

«E' lei Rudi Dutschke?» Attese il sì e poi sparò'

di VINCENZO BUGNO

il manifesto, 10 febbraio 1998

«La mia eventuale
scomparsa in questa fase
sarà da addebitare
ai servizi segreti
in Urss e Ddr...Perché?
Per loro, io sono l'unica
autentica sfida
politico-teorica»
L'undici aprile del 1968 Rudi Dutschke uscì dall'appartamento berlinese dove viveva con la famiglia. Il figlio di due mesi, Hosea-Che, era ammalto e aveva bisogno che qualcuno gli procurasse delle gocce per il naso. Malgrado una farmacia si trovasse nelle immediate vicinanze dell'abitazione, Dutschke decise d'inforcare la bicicletta e recarsi nell'ufficio della Sds (l'organizzazione del movimento degli studenti) per prendere del materiale da consegnare a Stefan Aust della rivista Konkret (oggi caporedattore dello "piegel). In fondo, pensò, anche lì c'è una farmacia.

Di fronte all'ufficio dell'Sds sul Kurfürstendamm era posteggiata un'auto. Dentro lo aspettava il giovane operaio Josef Bachmann, accanto a lui la Nationalen-und Soldatenzeitung con il titolo in prima pagina «Stoppt Dutschke jetzt!» (Fermate subito Dutschke). Bachmann scese dall'auto lentamente, andò incontro a Dutschke e gli chiese: «E' lei Rudi Dutschke?» Dutschke risposedi sì. E Bachmann sparò.

Da quella sparatoria Rudi Dutschke venne provvisoriamente salvato, ma non si riprese mai completamente dalle gravissime ferite al cervello. Morì per le conseguenze dell'attentato nell'esilio danese di Aahrus la sera di Natale del 1979.

L'attentato fu tutt'altro che l'opera di un fanatico estremista di destra: Bachmann raccolse finalmente l'invito della stampa edita da Axel Springer, che dall'estate del 1967 incitava senza mezzi termini il linciaggio dei maggiori esponenti dell'Apo, l'"Ausserpolitische Opposition", anima della rivolta nelle città tedesche alla fine degli anni sessanta.

A metà febbraio, l'azione della Springer-Presse si intensificò: in occasione di un congresso sul Vietnam che vide Dutschke tra gli organizzatori, la Bild-Zeitung uscì con questi titoli: «Stop al terrore dei giovani rossi» e «Non si può lasciare la polizia sola a sporcarsi le mani». Non passò molto tempo e i primi effetti di una tale campagna si fecero sentire.

Alla manifestazione di una maggioranza tutt'altro che silenziosa - organizzata dal comune di Berlino e dal sindacato Otv - si notavano cartelli con le scritte «Avversari politici nel Lager», «Rudi Dutschke nemico del popolo n. 1», e grida come «Impiccatelo», «Castrate il porco ebreo».

Un giovane scambiato per Dutschke venne linciato dalla folla, preso a bottigliate e scarpate in faccia. In extremis, la polizia si decise ad intervenire. All'attentato di aprile seguirono alcune delle manifestazioni più accese degli anni sessanta berlinesi, che videro il loro epicentro proprio nei pressi della sede dell'editrice Springer.

A distanza di trent'anni dall'attentato e di venti dalla sua scomparsa, Rudi Dutschke rimane una delle personalità politiche più rilevanti nell'Europa del dopoguerra. E' difficile ipotizzare come si sarebbe potuto sviluppare il suo percorso intellettuale e politico, al di là di una non del tutto scontata militanza nei Verdi al cui congresso di fondazione, successivo di pochi giorni alla scomparsa, era stato nominato delegato.

Forse oggi Dutschke siederebbe al Bundestag, quasi-ministro di un (sempre meno) probabile governo Spd-Grünen. Ma proprio in questi anni seguiti al crollo del muro e alla riunificazione è difficile non notare quanto Rudi Dutschke fosse un personaggio per estrazione, cultura e biografia "tedesco" nel senso che proprio la riunificazione ha ridato a questa parola.

Dutschke nacque nel 1940 a Luckenwalde, poi Ddr, nei pressi di Berlino. Crebbe in una famiglia religiosa che credeva alle virtù prussiane «Fleiss, Ausdauer, Gründlichkeit» (diligenza, perseveranza, scrupolosità), alla rigidità rivolta innanzi tutto verso se stessi, e frequentava assiduamente la "Junge Gemeinde" della chiesa protestante.

Per motivi religiosi rifiutò il servizio militare, e fu perciò che nel 1958 non poté andare all'università. Il suo passaggio a Berlino ovest venne causato, dunque, da una scelta religiosa. Ma l'avere scelto l'occidente non influenzò minimamente le sue convinzioni religiose e politiche. E la sfiducia nel realismo socialista non toccò, d'altronde, il suo credo di sinistra.

Nei primi anni berlinesi Dutschke "credette" e attese. La sua fu una "Naherwartung", un'attesa dal sapore teologico. Credette alla fine prossima del capitalismo, della repressione e dello sfruttamento in tutto il mondo. Il suo atteggiamento politico-religioso lo accompagnò anche negli anni seguenti in occidente, dopo la lettura dei classici più o meno ortodossi della sinistra, della filosofia e sociologia "borghese" di questo secolo.

Anche l'intensa amicizia con Ernst Bloch arrivò a offrirglisi, più tardi, come un intenso nutrimento. Sua moglie fu una teologa americana. Proprio questa dimensione protestante e militante, severa, lo accomunava in un certo senso, ai protagonisti del movimento dei diritti civili nella Ddr degli anni settanta, spesso credenti, e fu questa componente a farlo così "complessivamente" tedesco.

Drammaticamente, negli anni '70, Dutschke temeva un secondo attentato, e questa volta la paura era quella di venire assassinato. Ma questa volta, ad agire sarebbe stata la mano lunga della Stasi o del Kgb, un intervento d'oltre cortina. E' quanto risulta da una drammatica lettera alla moglie scoperta solo dopo la sua scomparsa e pubblicata in parte in un recente libro scritto dalla stessa Gretchen Dutschke. Vi si legge: «... la mia eventuale scomparsa in questa fase sarà da addebitare ai servizi segreti di Urss e Ddr... Perché? Semplicemente, pur non volendo essere arrogante, il fatto è che per loro in questo momento io sono l'unica autentica sfida politico-teorica...»

Una preoccupazione eccessiva? Una sopravvalutazione in quegli anni (siamo ormai nel 1975) del proprio peso, della propria valenza politica? La conferma del timore che da tempo il movimento pullulasse di infiltrati provenienti o pagati da Berlino est? Sono sospetti che pur non confermando direttamente l'ipotesi di progetto per un nuovo attentato a Dutschke vengono ribaditi da documenti provenienti dagli archivi Stasi presentati dallo storico Wolfgang Kraushaar in un recente articolo sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung .

Nomi, fatti, dati, indirizzi. Anche Die Zeit parla in questi giorni di un complesso di ventimila agenti Stasi in occidente. Perché avrebbero dovuto risparmiare il movimento degli studenti? Il Polit-Büro della Sed cercò di utilizzare la protesta fin dai primissimi anni sessanta. Nella primavera del 1967 nel documento segreto titolato «Protesta e resistenza dei giovani» elaborò un'autentica strategia nella speranza di potere incanalare le energie rivoluzionarie dell'Apo. Ma lo sviluppo antiautoritario e non dogmatico della rivolta deluse le attese di Berlino Est, specialmente quando i giovani occidentali simpatizzarono apertamente con la primavera di Praga.

Il movimento diventò sempre più nemico. Ma Rudi Dutschke nel 1979 non morì per un attentato organizzato dalla Stasi, bensì nella vasca da bagno, grazie a un attacco di epilessia causato dall'attentato di undici anni prima. Lui che di anni non ne aveva nemmeno quaranta.

TORNA ALLA RASSEGNA STAMPA 

 

www.media68.com | febbraio 1998