Trent'anni dopo, uno zapping sulla "rivoluzione mondiale". Con filmati e immagini in un percorso di simulazione al Palaexpo di Roma

RICORRENZE
1968, un album di immagini in movimento

di ARIANNA DI GENOVA

il manifesto, 9 aprile 1998

Roma, aprile 1998. Palazzo delle Esposizioni. Siamo al piano zero, nel ventre underground. Una luce rossa diffusa spezzata solo da un flebile blu (la sirena della polizia). E poi musica, striscioni, puzzle di icone dello "star-system" politico e intellettuale di trent'anni fa: Angela Davis, Herbert Marcuse, Martin Luther King, Jimmy Hendrix, Jan Palach, il giovane che s'immolò nel fuoco per protestare contro l'invasione sovietica a Praga. Immagini a colori, ingigantite sul muro, warholiane serigrafie di un '68 vissuto giorno per giorno, col sogno di cambiare il mondo o almeno di proporre alcuni "antisistemi" da contrapporre ai poteri esistenti.

Va in onda così un '68 simulato e virtuale, con le stesse parole di allora ("Make love not war", "Ce n'est pas qu'un debut, continuons le combat", "Dio, suppongo che tu sia un intellettuale di sinistra"), le immagini, i filmati, i siti geografici che sincronicamente ospitarono le contestazioni studentesche, le battaglie per i diritti civili degli emarginati e ghettizzati. Ogni luogo con la sua particolare declinazione concettuale, ricondotta alle sue contraddizioni e utopie ("I have a dream...").

E' una full immersion in un ideale Ateneo multimediale che sfrutta diverse tecnologie (compreso Internet e cd-rom) per un bombardamento informatico. Caotico, stratificato, con continui rinvii e intrecci. Come pu• essere un reticolo e non un percorso lineare perch‚ questo il 1968, fuori da ogni reducismo, nostalgia o principio rampognante, proprio non è stato. Non ha una lettura unica ma un'espansione tentacolare che abbraccia più campi e investe globalmente tutto e tutti.

E' questa sostanzialmente la premessa più volte ribadita dai curatori e promotori della mostra (in corso fino al 18 maggio), voluta dal comune, dal Consorzio Media 68 e dalla European Commission-DGXIII Info2000, con la partecipazione di altri soggetti, fra i quali l'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, l'Irsifar, il Goethe Institut, la libreria Internazionale Il Manifesto, il Museo laboratorio di arte contemporanea della Sapienza.

Quella "rivoluzione mondiale", già ampiamente mediatica, come dimostra gran parte dei materiali in rassegna (tv sintonizzate su Vietnam, Uruguay, Parigi, New York; un bagaglio di foto impressionante; film di controcultura di artisti e cineasti; prodotti editoriali), torna a "occupare" il Palaexpo per restituire la sua complessità alle generazioni del post-68, per rendersi conoscibile senza vizi interpretativi né fardelli retorici.

Non c'è nessuna lavagna dove scrivere i buoni e i cattivi, piuttosto c'è una fiction, una messinscena che racconta la storia, le idee, i fatti del 1968, dalla parte del mondo e non del provincialismo che separa e chiude oltre confine le battaglie altrui. Fine (anch'essa virtuale) dell'itinerario proposto, la caduta del Muro di Berlino nell'89, con tanto di macerie a terra.

Un '68 ironico si affaccia poi qua e là: dalla satira del disegnatore tedesco Seyfred al monumento al sanpietrino del selciato di boulevard Saint Germain, divelto dagli studenti parigini, fino alla ricostruzione di una barricata nella stanza che si apre sulle Porte della percezione, forse la pi— bella. Tappeti a terra mentre sulle pareti scorrono sequenze-hippies, stati di coscienza alterati, "umani non umani" secondo Schifano, Pascali/spaventapasseri immortalato da Leonardi (Libri di Santi di Roma Eterna), Carlo Cecchi e Julien Beck insieme in Se l'inconscio si ribella (Leonardi), le azioni dissacranti di Baruchello.

Ma il 1968 non finisce qui. Molte le iniziative in calendario, disseminate su tutto il territorio, dalle scuole alle biblioteche. Mostre, dibattiti, convegni (il 6 maggio, tavola rotonda con Agnes Heller, Claus Offe, Alessandro Pizzorno, Gianni Vattimo, Michel Wieviorka) e una rassegna audiovisiva (dal 2 all'8 maggio). Curata da Mauro Morbidelli e Paola Ghione, per conto dall'Archivio audiovisivo del movimento operaio e democratico, proporrà brani da culto, come quel Loin du Vietnam - firmato da Resnais, Klein, Godard, Lelouch, Varda - o il documentario (ora molto di tendenza) sugli Squatters inglesi.

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www.media68.com | febbraio 1998