Il gusto del Novantotto

di DOMENICO STARNONE

il manifesto, 9 aprile 1998, pag. 1

Non c'è niente che sbiadisca più felicemente dello sguardo che in fasi diverse della vita rivolgiamo al futuro. Prendiamo la selva di immagini e parole con cui si sta commemorando il '68. Lo sguardo di allora è rintracciabile? Non so, non mi pare. Certo il rischio è guardare, ascoltare, leggere tanta documentazione solo per scoprire che qualcosa d'essenziale non è rimasto, che i supporti della memoria non l'hanno registrata, che noi stessi non sappiamo dirne se non con formule preconfezionate.

Dov'è per esempio - nelle fughe, manganellate, scontri, devastazioni, fumo, discussioni, risse feriti, morti ammazzati che si vedono in tv o videocassetta - il sentimento capillarmente diffuso del felice prossimo annientamento di un modo ingiusto e insensato di stare al mondo? Dov'è l'impressione che ogni gesto, ogni grido fosse un segnale necessario di rottura con l'esistente, fosse la fine di ogni complicità, fosse un agire per affermare: "Non vi appartengo più"? E' questo che manca? E' di più?

Difficile dire, soprattutto in questi giorni. Il gusto del futuro, nel '98, è dare lievito portentoso ai nostri risparmi comprando azioni di una qualche società pubblica entusiasticamente privatizzata. I cortei che contano sono quelli in edicola per procurarsi Il Sole 24 Ore.

Un titolo di merito è avere acquistato per tempo un pacchetto di Credit. Le uniche buone azioni sono quelle che ci rendono il 334% in cinque anni. Quanto alla gioiosa memoria storica di questo tempo euforico, essa è fissata giorno per giorno dal Diario di Borsa.

E allora? A che serve frugare tra i reperti del '68? Se pure ritrovassimo quello che ci pare di avere smarrito - lo sguardo di allora, il senso del futuro che abbiamo avuto - faremmo meglio a mettere subito un paio di occhiali scuri.

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www.media68.com | febbraio 1998