Dall'ex leader della Quercia critiche a D'Alema e Marini
di ANDREA CHIARINI
La Repubblica, 3 aprile 1998, pag. 20
Un sogno col botto, visto che Occhetto non risparmia nessuno a sinistra e al centro, da Massimo D'Alema a Franco Marini, passando per il governo, con il vicepremier Walter Veltroni. Stavolta il palcoscenico è il Futurshow, salone della multimedialità di Bologna, dove Occhetto è invitato a dibattere del Sessantotto tra passato e futuro (modera la giornalista Chiara Valentini). Con lui ci sono Paolo Mieli, Mario Capanna e Paolo Flores d'Arcais.
Ognuno porta la sua visione di quegli anni, la lettura dell'ex segretario è invece in gran parte in chiave polemica e il bersaglio sempre più netto via via che la discussione procede.
www.media68.com | febbraio 1998
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Occhetto: "Ci vuole un altro Sessantotto"
BOLOGNA
"Un nuovo Sessantotto che spazzi via quella porcheria che è il sistema politico attuale". E' il sogno di Achille Occhetto, l'ex segretario della svolta dal Pci al Pds, in rotta da tempo con i vertici della Quercia.
Occhetto prende la parola tra un mucchio di computer rottamati (la scenografia del dibattito) mostrando un vecchio libro con una sua intervista sul Sessantotto scovato negli archivi del partito. L'ex leader del Pci precisa che l'autore di quel libro era un allora giovanissimo Veltroni, oggi vicepresidente del Consiglio. "Lui aveva ventitre anni" tiene a rimarcare, ed è come se volesse dire: vedete poi quanta strada ha fatto.
Poi Occhetto passa al segretario del Ppi, messo a confronto con Aldo Moro, "un esponente della Prima Repubblica che allora insultavo ma che aveva un taglio morale e culturale molto più alto, se penso ad esempio alle dichiarazioni di un Marini". Non mancano le critiche a quello che lui chiama "il teatrino della politica nazionale", al "batti e ribatti sui giornali giorno dopo giorno, con Marini che si rivolge a D'Alema per dirgli "farai il presidente del Consiglio se mi darai il proporzionale in Bicamerale"".
"Sarà anche vero che il Sessantotto non interessa più - continua Occhetto - ma credo che ormai non interessi più alcun tema importante, c'è solo il teatrino". Ma senza il Sessantotto - viene chiesto all'ex leader del Pds - Occhetto l'avrebbe fatta lo stesso la svolta della Bolognina? Si sarebbe spinto fino ad annunciare una nuova formazione politica della sinistra? "Certo il Sessantotto ha influito - è la risposta - ma a me non sarebbe mai venuta in mente la svolta se avessi avuto le idee di un Amendola, che temeva ciò che spodestava il potere del partito". Un crescendo che arriva a vagheggiare quasi il replay della stagione della contestazione.
"Al di là degli attuali dirigenti - spiega Occhetto - mi auguro che nasca un nuovo movimento di ragazzi dagli occhi puliti che spazzi via quella porcheria che è il sistema politico di oggi. Una nuova generazione che sgombri il campo da questo pantano, da questa aria ferma, da questa incapacità di indignarsi su cui si fondano la politica, la cultura e il giornalismo".
Nel pomeriggio al Futurshow è arrivato anche il vicepresidente Walter Veltroni che però ha preferito non commentare le critiche di Occhetto.
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