Ma l'oblio del '68 illumina la memoria
di GUALTIERO PEIRCE
La Repubblica, 27 marzo 1998, pag. 49
www.media68.com | febbraio 1998
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E' TUTTO DA VEDERE
Stoccarda, 25 marzo 1998: la telecamera di Italia Uno "panoramica" sullo stadio gremito di tifosi che assistono allo spettacolo, sempre storico, del match fra Germania e Brasile. Roma, 1968: la cinepresa di uno studente ripescata da RaiTre gira in tondo, gira e rigira, prima lentamente, poi veloce, poi velocissima fino allo stordimento. E racconta la storia: sugli spalti del palazzetto dello Sport ci sono migliaia e migliaia di studenti che partecipano all'ennesima assemblea del movimento.
E' un montaggio casuale, uno dei tanti involontari, eloquenti blob che i palinsesti ogni sera producono nei nostri cervelli. Ed è una combinazione illuminante: oggi gli stadi (in Europa e in Italia) si riempiono solo per il calcio e neanche più si discute tanto se i templi del pallone possano o meno essere profanati dai divi del rock. Allora si affollavano spontaneamente di studenti. E quell'immagine a 360 gradi raccontava in maniera lampante: quel che accadeva allora e quanto tempo sia passato da allora. La sequenza faceva parte della seconda puntata di "1968-1998 Trent'anni di oblio" il programma di Silvano Agosti in onda in queste settimane su RaiTre per Format.
Un programma notturno e marginale, eppure molto interessante, indicativo di quel che ancora si muove in questa televisione che appare immobile e stagnante come una palude. Agosti ha fatto un lavoro di ricostruzione che rivisita e modifica un modello ormai classico per raccontare la storia recente del paese: la tv di Zavoli, che abbina lo sguardo in "campo lungo" sul repertorio ai primi piani sui volti e le memorie dei protagonisti.
Ma se i programmi di Zavoli hanno il piglio e la solennità di un documento "istituzionale", Agosti ha seguito la strada della "variazione sul tema", se Zavoli fa enciclopedia Agosti ci dice che la tv può ancora conservare il piacere di una pubblicazione "alternativa": ci sono le immagini di quegli anni e ci sono i primissimi piani dei leader (Piperno e gli altri) ma nell'insieme l'intervista e i filmati costruiscono un racconto dissonante, aggiungendo con le luci tangenziali, con domande "diagonali", con le musiche di Nicola Piovani, insomma con l'amore "fazioso" per il cinema, un calore particolare a questo ulteriore programma di storia e di memoria.
All'inzio della trasmissione una frase di Tolstoi dice che "La storia la fanno coloro che non sanno di farla". Spesso anche in televisione.
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