INTERVISTA. Al giornalista non piace l'orgia celebrativa buonista. Mughini: non commento parole che escono da una taverna

Ferrara: brutto segno osannare il '68
«Macché anni formidabili, non è mai esistito»

di MARIO TORTELLO

La Stampa, 2 marzo 1998 pag. 5

IL '68? "Non è mai esistito". Parola di Giuliano Ferrara, che - sotto il titolo "Basta col tenerume" - ha scritto ieri un polemico fondino per il Messaggero di Roma, a trent'anni dalla "battaglia di Valle Giulia". Non è mai esistito il '68 "dei giornali e delle rievocazioni monstre", per non parlare "di quello della nostalgia e dell'indulgenza". Ancora: "Mi fa ridere che si siano potuti pensare quegli anni come formidabili, quando furono al massimo tumultuosi e intensi... Imparate a riderne, artisti e decennalisti della Grande Terrazza e a fottervene".
Ferrara, come si fa a ridere su quella stagione?
"In mille modi. Anche dimenticandola. Oppure, vedendone i lati goffi, caricaturali, anacronistici. Perché il '68 è solo una data. Non è successo niente...".
Non salva proprio niente?
"Per me è come un grande rapporto Censis. Le ragazze che indossano la minigonna, i maschi che allungano i capelli... Un sommovimento tellurico che ha messo capo ad alcune importanti boutique, a qualche spettacolo teatrale e, questo è più grave, alla scomparsa delle università italiane".
Un "rapporto Censis" d'annata che, però, l'Espresso ha riattualizzato nell'occasione dell'anniversario. Se fosse ancora direttore di Panorama non l'avrebbe fatto?
"Quante pagine di settimanale! Ma siamo matti? Pendere dalle labbra di quel vocio, di quel frastuono è una sciocchezza".
Ferrara, che fa? Il pentito?
"Macché pentitismo! Il problema è quello di non fare un gran baccano ideologico sul '68. Capisco dieci anni dopo, comprendo ancora i vent'anni. Ma a trent'anni di distanza è ridicolo".
Perché se la prende così tanto con gli ex sessantottini e le loro celebrazioni?
"Perché molti fanno finta di non sapere ancora cosa vogliono fare da grandi, mentre in realtà mostrano ben di più d'un primo cenno di calvizie. Hanno una parte della vita alle loro spalle e non sono capaci di accettare che l'immaginazione ha perso il potere".
Ferrara, lei dice queste cose, mentre il compassato Lamberto Dini - di fronte alla sfida dell'Euro - s'appella a uno slogan del '68 e ricorda che "la fantasia può arrivare al potere". Non le sembra una strana coincidenza?
"Ah, sì? Dini dice questa cosa? Ma Dini ha fatto il '68? Allora... appunto: lasciamolo a lui".
"Giulianone", quel celebrato Sessantotto vuol consegnarlo a Lambertow . Non prima di aver bacchettato, però, gli ex sessantottini veri: "Che cos'è questo banale tenerume che seduce i bei caratteri di una volta e li induce a smughinare oziosamente, a perder tempo tra foto e piccole anticaglie, a scrivere per sé e per la morosa, a farsi ridere dietro...". Non replica Giampiero Mughini, che - per Mondadori - ha appena pubblicato una sua personalissima rievocazione di quegl'anni, "Il grande disordine". "Rigorosamente no comment", dice sillabando le parole. Poi, aggiunge: "La taverna è un luogo dove si va per bere, non fare discussioni raffinate". Infine, si lascia andare: "A parte il fatto, naturalmente, che le mie belle foto sono assai più preziose delle sue accuse a Di Pietro, poi rimangiate con grandi spese...".

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www.media68.com | febbraio 1998