Com'è sessantottino quell'ipertesto
di SANDRO PORTELLI
il manifesto, 11 febbraio 1998, pag. 20
Raccontare il '68, senza suscitare un senso di noia e di dèja
vu, non è facile, ma d'altra parte questa non è certamente
una prerogativa esclusiva dell'anno degli studenti; al contrario
è lo stesso problema che si deve affrontare ogni volta ci si
trova di fronte a eventi storici complessi e ricchi di spunti
differenti. Perchè di questo si tratta, qualsiasi giudizio venga
dato sul merito (o i demeriti) del '68: un avvenimento che
coinvolge numerosi paesi differenti per storia e cultura e per
appartenenze geopolitiche; una ribellione che parte dagli
studenti e coinvolge in seguito, in alcuni paesi, anche altri
settori della società, mettendo in discussione le gerarchie
politiche e i centri del potere; una generale presa di parola che
modifica (accelerando o in alcuni casi invertendo) i processi di
modernizzazione, il costume, la cultura delle società coinvolte.
Scriveva Luisa Passerini in occasione del ventennale: "La memoria
del '68 - sia come anno singolo sia come periodo complessivo - è
pericolosa e inquietante. Suscita polemiche e diffidenze, ma
nello stesso tempo rivendicazioni e passioni gelose, nutrendo
gruppi di autoricerca e autoriflessione". Siamo nel terreno
minato della narrazione di un avvenimento che da un lato appare
lontano anni luce dall'attuale realtà, ma dall'altro ha coinvolto
così tante persone, facendole sentire protagoniste, teorizzando e
praticando la presa di parola che ancora oggi li spinge ad
accettare con difficoltà che altri "possano parlare di quella
storia".Gli storici veri, quelli dell'accademia, quelli
cioè che influenzano i percorsi della ricerca, impiantando
progetti, assegnando tesi di laurea e di dottorato, organizzando
seminari e corsi universitari come hanno affrontato il problema
della narrazione (e dell'interpretazione) del '68?
Luisa Passerini, nell'articolo già in precedenza citato, si
poneva il problema dell'assenza/disinteresse della ricerca
storica italiana (ma non solo) rispetto al nodo 1968 e più in
generale a quello delle culture giovanili e dei movimenti sociali
e politici del secondo dopoguerra. "Perchè è così difficile
mettere insieme archivi e memorie? Ma perchè la storia di questa
generazione richiede un atto di fondazione, per dirla
ancora una volta con Hannah Arendt, e precisamente di fondazione
di una tradizione, di un discorso da tramandare che
rinnovi l'ascolto del passato per trasmettere promesse al
futuro".
Oggi, a dieci anni di distanza da quelle affermazioni, la
situazione dal punto di vista della storiografia non è
sensibilmente cambiata. Certamente dopo il ventennale alcuni
saggi (fra tutti quello di Marco Revelli apparso sulla Storia
dell'Italia repubblicana di Einaudi) hanno offerto chiavi
interpretative e spunti di stimolo importanti. Resta però la
sostanziale incapacità di raccontare quell'anno, soprattutto
nella sua dimensione internazionale. La narrazione, unita
all'interpretazione, latita; gli avvenimenti, le date, il
susseguirsi di fatti al massimo vengono confinati in aride
cronologie, mai vengono "narrati" insieme al tentativo di
costruire possibili interpretazioni. Parallelamente l'uso delle
fonti, nonostante che ormai da diversi anni alcuni istituti e
centri di documentazione abbiano recuperato e reso fruibili
documenti, sia cartacei che audiovisivi, appare limitato e per lo
più confinato a pochi documenti, per lo più i soliti.
La stessa storia orale, che in occasione del ventennale aveva
offerto alcuni dei prodotti più interessanti (si pensi al libro
della Passerini stessa o alla raccolta di testimonianze
internazionali curata da Fraser), non ha prodotto altri risultati
apprezzabili. Ma come è noto nel nostro paese la narrazione del
passato, la costruzione di una memoria comune, di una tradizione
non è più da molto tempo appannaggio degli storici, ma al
contrario è terreno di pertinenza (e di scontro ideologico) di
giornalisti, opinion maker, operatori dei media. Sono
loro che in occasione del ventennale hanno prodotto la maggior
parte di quel "discorso comune" sul '68 che sedimentandosi ha
costituito una sorta di interpretazione ufficiale di quegli
avvenimenti. Anche oggi, in occasione del nuovo anniversario, il
racconto del '68, per lo più, proviene da qui (anche se per ora
in maniera molto meno massiccia di quanto avvenne dieci anni
fa).
Questo racconto segue dei modelli standardizzati: al centro c'è
la memoria soggettiva dell'evento, l'intervista al protagonista
dell'epoca o la sua ricostruzione dei fatti. La fantasia nella
ricerca delle testimonianze è praticamente inesistente e
d'altronde ricalca la piatta similitudine di quasi tutta la
cosiddetta stampa di opinione. Il '68 appare così spesso avulso
dal resto delle vicende nazionali e internazionali,
decontestualizzato: un avvenimento che naviga in un indistinto
cielo della memoria.Quello che può invece differenziare in
maniera significativa questo nuovo anniversario è il tentativo di
misurarsi con strumenti della comunicazione differenti, in
particolar modo con la comunicazione rizomatica e informatica. Di
qui l'operazione ambiziosa e difficile del consorzio europeo
"Media68", costituito dalla società Acta, dall'Archivio
audiovisivo del Movimento operaio democratico, da Emme, da Le
Monde e dalla manifestolibri, che si è concretizzata nella
produzione del Cd rom 1968 una rivoluzione mondiale e
nell'apertura di un sito Intenet interamente dedicato a
quell'anno (www.media68.com), con l'intento di offrire ai
lettori, soprattutto ai più giovani, uno strumento diverso e più
agile, che insieme contenesse narrazione e interpretazione, uso
delle fonti (in particolar modo quelle audiovisive e quelle
sonore) e possibilità di costruire dei percorsi personali di
lettura e di fruizione della documentazione, sfruttando lo
strumento ipertestuale per ricostruire il 1968 sopratutto
attraverso il fitto reticolo di collegamenti e rinvii che lo
caratterizzano.
Parallelamente al cd-rom - che sarà presentato domani a Roma da
Franco Carlini, Ansano Giannarelli, Renato Nicolini, Valentino
Parlato e Alessandro Portelli nella libreria internazionale il
manifesto (ore 18.30, Via Tomacelli 144), ma che sarà nelle
edicole e nelle librerie a partire dal 16 febbraio - la scelta di
allestire un sito web dove sperimentare una lettura non più
passiva di quegli avvenimenti, affiancata alla possibilità di
offrire agli studiosi e ai semplici curiosi una nuova messe di
informazioni, fonti, bibliografie, interpretazioni, si muove nel
senso di verificare la possibilità di utilizzare questi nuovi
mezzi di comunicazione, rivolgendosi a un mondo in parte
differente da quello classico di libri, giornali e riviste. Il
tutto nella convinzione che narrare il '68 è non solo possibile,
ma necessario.
www.media68.com | febbraio 1998
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Domani a Roma presentazione di "1968, una rivoluzione mondiale",
il cd-rom prodotto dal Consorzio europeo "Media68".
Suoni, immagini e testi dedicati all'anno che cambiņ il mondo
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