MOVIMENTO USA La lotta degli studenti universitari americani è sin dai suoi albori indistricabilmente collegata al movimento pacifista e a quello per i diritti civili.

I militanti che qualche anno dopo dirigeranno i primi scioperi studenteschi si erano formati nelle manifestazioni contro la guerra fredda e contro la minaccia di distruzione nucleare dell'inizio del decennio e nella pericolosa battaglia contro il segregazionismo negli stati del sud, con le spedizioni dei Freedom Riders, studenti bianchi e neri, per lo più provenienti dal nord e dall'ovest, che si recavano negli stati del sud per "desegregare" materialmente i luoghi pubblici, spesso a rischio della vita.

Le università più sensibili a queste tematiche sono quelle private d'élite e il gruppo etnico più massicciamente rappresentato è quello dei giovani radicals provenienti dalla comunità ebraica.

Verso la metà del decennio queste correnti, corroborate dalle speranze accese dalla Nuova Frontiera kennediana e formalizzate nel Manifesto di Port Huron del '62, stilato dai leaders dell'Sds, si incontrano con la spinta antiautoritaria e antirepressiva.

Il controllo sulla circolazione notturna tra aree femminili e maschili dei campus e i divieti opposti dalle autorità accademiche ai tentativi di fare politica nelle università, portano nel '64 alla rivolta di Berkeley e alla nascita del Free Speech Movement che guida quella rivolta.

Il '64 è il vero anno chiave nella vicenda del movimento americano per numerosi altri motivi. Il coinvolgimento nel conflitto tra Vietnam del nord e del sud, avviato già da Kennedy con l'invio dei primi "consulenti", fa nel '64 il passo decisivo verso l'impegno bellico.

La rivolta di Harlem, in estate inaugura il ciclo delle sanguinose rivolte nei ghetti. Entrambe le vicende incidono in modo determinante sul movimento studentesco.

A partire dal '65 non sarà più possibile, infatti, tracciare una precisa linea di divisione tra lotta studentesca e impegno contro la guerra e i bombardamenti.
Tutti principali momenti di lotta nei campus, dai grandi scioperi alle occupazioni, prenderanno infatti di mira la guerra nel sud est asiatico. Direttamente, con la cacciata dei reclutatori dalle università e con le manifestazioni contro gli uomini del governo in visita, e, più spesso, indirettamente, denunciando il coinvolgimento delle università nello sforzo bellico, soprattutto a livello di ricerca tecnico-scientifica, e chiedendo l'interruzione dei rapporti, spesso strettissimi, tra grandi università e istituzioni militari o paramilitari.

La solidarietà con la rivolta dei ghetti è anch'essa un fatto saliente e le rivolte della Columbia, a New York, e Berkeley in California, le due capitali del movimento, saranno spesso collegate al movimento dei neri. L'effetto delle insurrezioni delle comunità nere, tuttavia, è ovviamente assai più forte tra gli studenti neri.

Tutti i leader del Black Power provengono infatti dalle università e l'Sncc, l'associazione degli studenti neri diventata separatista a metà del decennio, è quel che più si avvicina alla struttura organizzativa di un movimento.

Il '68 segna non solo la radicalizzazione del movimento, ma anche l'inizio del suo allargamento, dai campus privati frequentati dall'élite, alle università statali, nelle quali fino ad allora avevano prevalso i falchi. Si tratta di un processo che proseguirà per tutto il biennio successivo, per raggiungere la fase di massima espansione nel 1970, in seguito all'invasione della Cambogia e all'uccisione di quattro studenti nella Kent State University dell'Ohio, appunto una università statale.

Nello stesso biennio, tuttavia, svanisce il sogno di unità tra i gruppi etnici all'interno del Movement. La guerra nel Vietnam è infatti di gran lunga il fattore di mobilitazione più sentito dalla massa degli studenti bianchi. Si crea così una frizione crescente con il Black Panther Party, che dal '68 ha assunto la guida del movimento nero.

Nel '68/69 le pantere avevano cercato con i gruppi radicali bianchi un collegamento rifiutato fino allora dal Black Power. Ma, dovendo subire una repressione di violenza inaudita, le pantere resteranno profondamente deluse dalla mobilitazione dei bianchi, assai meno massiccia e decisa di quella contro la guerra. A questo si deve poi aggiungere la tensione tra neri ed ebrei, soprattutto in seguito alla situazione in medio oriente. All'interno del movimento bianco, si registravano, inoltre, nel biennio che va dalla fine del '68 al '70 divisioni crescenti tra i vari gruppi nei quali si divide il movimento.

 

www.media68.com | febbraio 1998