RECENSIONI 1968-1998


    Peppino Ortoleva, I movimenti del '68 in Europa e in America, Roma, Editori Riuniti, 1998, pp. 285, lire, 28.000.

Si tratta della ristampa del libro uscito dieci anni fa e si conferma ancora come una delle opere più valide nella ricostruzione del contesto mondiale dell'evento '68.
Il libro era già stato ampiamente recensito su organi di stampa ben più diffusi e importanti del nostro.
Non rifaremo quindi una recensione vera e propria. Vogliamo solo segnalare alcune novità nell'impostazione metodologica. Dieci anni fa Ortoleva era fermamente convinto della "brevità" dell'evento sessantotto, il dopo non sembrava interessarlo, sembrava non appartenere all'evento, che veniva isolato e assolutizzato.
Oggi, a partire dall'introduzione viene posto in altri temini "il problema della continuità e discontinuità tra '68 e anni Settanta", una questione che, confessa, "mi ha parecchio tormentato... tanto più dopo l'arresto di Ovidio Bompressi, Giorgio Pietrostefani, Adriano Sofri, con cui ho condiviso un pezzo di vita proprio in quegli anni"; di qui il bisogno di esplorare meglio i nessi e le fratture nell'esperienza che si consuma in Italia e altrove; e quello di porre in termini nuovi la domanda "quando è finito il '68".
Su questa strada il contributo offerto da Ortoleva non è esaustivo, ridà però cittadinanza a un rimosso che era tabù consolidato dieci anni or sono: le esperienze politiche della nuova sinistra negli anni Settanta.
Si tratta di una "storia che attende ancora di essere studiata e narrata con il distacco, ma anche con la voglia di capire, che fino ad ora sembrano assenti in tutte quelle ricostruzioni parziali e spesso strumentali, che di quel periodo sono state offerte" (p. 250/51).
Insomma il libro di Ortoleva ristampato non potrà più essere brandito da coloro i quali amano parlare di un "Sessantotto di pochi mesi" buono, puro e pulito, da contrapporre alla degenerazione successiva (la politica, i partitini, la lotta armata, ecc.), perché "un'interpretazione basata sull'opporre una fase originaria migliore e una successiva di degenerazione è troppo semplice e rassicurante, e in ogni caso una riflessione storica non può lasciarsi troppo condizionare da un'esigenza di dare giudizi di valore" (p. 247).
Più chiaro di così!.

Diego Giachetti

 
       

www.media68.com | febbraio 1998